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Aiace, Médos, Artas. A questi grandi Rossi di Castello Monaci i nomi vengono da storie lontanissime e antichissime, che ci conducono nelle atmosfere del mito. La qualità viene da una grande cura della vigna e dalle tecnologie di una cantina modernissima. Alle degustazioni nei vini lo stile è possente, elegante, forte. Robusto come i nomi degli eroi mitici evocati in etichetta; e pur sa essere disinvolto, questo stile; sorridente, come lo sono, in cantina, i volti delle persone che incontriamo oggi. Volti innamorati di vitigni che qui sono Negroamaro, Primitivo, Malvasie. Vitigni del Sud che, nell’esperienza di Castello Monaci, entrano a far parte del patrimonio del Gruppo Italiano Vini.

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Nel calice riflessi violacei e un rubino intenso. Dal calice sale al naso un profumo complesso: note balsamiche, sentori di mora, ribes, spezie. In bocca avvertiamo una trama tannica fitta e spessa. Un corpo forte, un sapore voluminoso e consistente. Nella degustazione che ne proponiamo ai visitatori del museo lo accompagniamo ai pecorini stagionati e semistagionati delle masserie del Salento. E meravigliosamente questo vino accompagna un agnello al forno nelle nostre quoquocene.
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Graticciaia - Rosso IGT Negroamaro 100% Piante allevate ad alberello. Una vendemmia tardiva e in vendemmia una accurata selezione dei grappoli. Poi le uve di Negroamaro poste ad appassire sui graticci. Sul lastricato solare di una torre-castello esposta ai venti freschi e profumatissimi dell’Adriatico. |
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Quoquo incontra Severino Garofano e l’enologo gli parla di Lacrima e di Rosati, i vini simbolo dell’ospitalità nel Salento. Ne viene fuori una piccola guida - conoscenze utili - perché, viaggiando nel Salento, ognuno possa poi scegliere con consapevolezza e secondo gusto il suo Rosato quotidiano. La lettura di questa intervista è consigliata anche a chi ancora eventualmente pensi che il Rosato non sia né carne né pesce e che sia qualcosa che si ottiene mescolando vino rosso a vino bianco. Egli scoprirà dunque che il Rosato nasce Rosato. E che tra i migliori Rosati al mondo c'è questo vino che nasce nel Salento da uve di Negroamaro.
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“Ci troviamo nella terra del Negro amaro, dei vini rossi possenti, solari, e del delicato, superbo rosato salentino. (...). Non cedete alle tentazioni. Prendete tempo. Perché il Salento possiede la vigna più bella e va avvicinato poco alla volta, se volete godervi l’esperienza di conoscere la verità intorno alle uve che vengono coltivate e ai vini che non sono mai tutti uguali, nonostante l’ampiezza del suo territorio sia contenuta in una lingua di terra. (...). Qui le viti basse, poco più di piccoli gnomi, riescono a dare grappoli di vero velluto, spargoli, avvizziti, (...) di un rosso scuro, viola” (Severino Garofano, pioniere nella valorizzazione del negroamaro, autore di grandi rossi salentini). E sono, in cantina, vini da Negroamaro in purezza o anche matrimoni tra il maschio Negroamaro e la dolce femminile Malvasia nera; o anche ‘Primitivo’ del Salento o ancora incontri tra Primitivo e Negroamaro; ma poi anche uve di Aleatico… Malvasie bianche… Questo viaggio è dunque esplorazione di una tipicità,frutto del rispetto e dell’amore di una terra per i suoi vitigni autoctoni. Con qualche intrusione tra Chardonnay e Sauvignon, così bene ambientati e così naturalizzati salentini. |
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