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Io e Fanis. Come olive per un tocco di zenzero. Assaggi eccentrici
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Fanis (il protagonista del film) dice che la parola gastronomia contiene in sé l’altra parola astronomia -
Fanis studia le stelle per capire la vita e manovra cucine per condurre ai sapori gli uomini perché si accorgano degli altri uomini e anche della vita e della bellezza delle stelle.
Per usare le spezie in cucina e anche per imparare a usare spezie nella vita non so se bisogna prendere esempio da Fanis - esempio forse no - ma qualche insegnamento sì.
Anche se poi mi accorgo che questi insegnamenti vengono dal nonno Vassilis.
Per essere saggi bisogna necessariamente essere diventati vecchi, come le stelle, come il nonno, come le spezie?
Fanis ha diviso il racconto della sua vita in antipasti - piatti principali e dessert -

         


Fanis ha diviso dunque il racconto della sua vita in antipasti - piatti principali e dessert -
Anche a tavola si invecchia…. Perché la tavola altro non è che una storia (o un insieme di aneddoti ?) con un inizio e una fine. Perché poi le storie debbano avere una fine. a questa cosa non ho mai creduto… la parola fine è una figura della retorica che si adegua all’idea umana di morte -
Le storie quando ci sembra che finiscano, finiscono da una parte per continuare da qualche altra parte… le storie hanno sempre un altro, un’altra e un altrove…

Tutte le storie della storia però - su questo non c’è dubbio alcuno - passano dalle cucine - Per cercarvi cosa?

Il mio amico Oliver è un manager e lavora in proprio - si inventa e si costruisce ogni giorno il lavoro da solo - lavora anche il sabato - la domenica cucina - lo fa per sé - perché solo a tavola, quando è lui che cucina, gli amici si possono accorgere che lui è davvero un creativo; lui mette alla prova la fedeltà degli amici e la costruisce attraverso il cibo.

Fanis ha un rapporto cpn la tradizione e vuole creare legami affettivi.
Il mio amico Oliver ha un rapporto con il prodotto ( che sceglie accuratamente) e vuole creare legami di fedeltà.

A proposito di parole che ne contengono altre:
la parola tradizione contiene in sé il tra-dire
proprio come la parola mente è anche una radice del verbo mentire
e siccome gli avverbi di modo terminano con questa desinenza ‘mente’ (benevolmente intelligentemente sicuramente eccezionalmente) questo può indicare che una disposizione della mente sia anche una disposizione al mentire.

Alimentire - alimentare -
Rosamaria e il suo abito di spighe: cucire - cucinare - creare trame - tessere - essere nel silenzio delle cucine e uscirne in silenzio, un corpetto di legumi, una gonna di foglie di carciofo, un gilet di zucchine

Un corpo di donna non si può tra-dire
Ed io me ne convinco: curarsi con l’arte è la migliore ricetta per digerire la vita.

E poi…

E poi un buon film conduce a buoni assaggi:
questa pagina del blog nasce senza volerlo al QuoquoMuseo del Gusto la sera del 25 luglio del 2010, rivedendo il film “Un tocco di zenzero”, gustandolo su crostini al patè di olive greche e un altro di olive celline, su un bicchiere di Santimedici Rosato e di un Rosato Diocotto Fanali che, con il loro colore e i loro profumi, hanno stupito tutti. A proposito: qualcuno potrebbe non crederci, ma per noi salentini sono le olive il nostro tocco di zenzero. Diritto d’autore e diritto all’informazione del consumatore impongono che io lo dica: per i patè abbiamo degustato quelli de “le Saittole”. Le olive nere nerissime e denocciolate conditè così e così sublimi sono invece una ricetta esclusiva e segreta dell’azienda “Le Lame” di Antonello Russo. Scegliamo i nostri assaggi così come scegliamo i nostri libri e i nostri film. I vini sono di casa: da Castel di Salve e Apollonio.

“Curarsi con l’arte. La migliore ricetta per digerire la vita” è la nostra prima quoquo t-shirt. La trovi nello store del museo del gusto.
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Per la scheda del film “Un tocco di zenzero” clicca qui

Se vuoi rivedere il film con i tuoi amici e accompagnarlo a una degustazione chiedi e scrivi a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

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