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1° giugno Cine/Aperitivo con “Il Tramontana” Salento 1965 – regia di Adriano Barbano da un racconto di Rina Durante – courtesy Carla e Maria Teresa Barbano
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Il TramontanaCinema in Aristoputeca - Quoquo

Chi se lo ricordà il film “Il Tramontana”? Girato nel Salento, nel 1965, dal salentino Adriano Barbano, tratto da un racconto di Rina Durante. È il primo film girato in provincia di Lecce. Ed è bellissimo rivedere nel bianco e nero degli anni ’60 le strade e i paesaggi e gli uomini del Salento di allora, i loro stupori e la loro anima. Bel film per capire il Salento prendendolo per la mano e da lontano. Il cine/aperitivo si fa con gli occhi allo schermo e un calice di buon vino nelle mani. Si inizia alle ore 19,00.
E si va avanti sino a cena così… tra Calici e Tramontana

 

 

La degustazione è dedicata alla DOC Brindisi (Vigna Flaminio Rosso da Agricole Vallone: selezioni del Museo del Gusto)- Poi arriva la cena, alle ore 21. È dedicata ai sapori vagabondi, si ispira alle torte di mele on the road di London e Kerouac, ma poi si ricorda degli emigranti e del Tramontana. I miti letterari generano sempre miti di sapori. La cena si sviluppa sul filo delle mele e delle rose. Rose di lasagnotte Benedetto Cavalieri. Ma poi appare, anche, una mozzarella in carrozza.

Il TramontanaIl TramontanaIl TramontanaIl Tramontana

 

Ma torniamo al Tramontana (tra gli attori: Tucci Cavallo, Aladino Ingrosso, Flavio D’Autilia, Giuseppe Mantovano, Brizio Montinaro). A rivederlo oggi, con tutte le sue ingenuità, questo film ci incanta. Non lo raccomandiamo solo a noi che allora eravamo giovani, molto giovani; e ci sentivamo pionieri di un mondo che avremmo potuto e voluto cambiare. E ci commosse allora, la storia del Tramontana.
Figlio della povertà e dell’emigrazione, finito in convento per emanciparsi. Era un Salento povero e noi lo stavamo cambiando. Piuttosto ci piacerebbe lo vedessero, questo film, i giovani di oggi: loro che questo Salento non l’hanno mai visto. Proprio così. Come erano questi luoghi nei primi anni sessanta. Quando Porto Cesareo era ancora Porto Calamaro e sulla terra rossa a ridosso del mare ancora si piantavano i pomodori e di alberghi e resort e villaggi turistici neanche l’ombra e c’erano la gariga, eil giunco e le spiagge erano selvagge. E c’erano le dune, i ginepri, le ginestre, le orchidee selvatiche e i falchi e le poiane, le rondini e le calandre. E i genitori partivano per la Svizzera e i figli si lasciavano nei conventi.
E amavamo Bodini e con noi c’era Rina Durante. E qui finiva l’Europa (come diceva il poeta Bodini) e non cominciava niente (come pensavano gli emigranti). Finiva la terra, sul mare! Paesaggi meravigliosi a rivederli oggi. Ed è per questo che vorrei che i giovani oggi vedessero il Tramontana. Bello oggi quel bianco/nero, a restituirci i luoghi della memoria. Anche chi soggiorna nel Salento, da turista o da ospite, vorrei che vedesse Il Tramontana.
E che nessuno rida per come si era ingenui: è questa ingenuità che vorrei contraccambiare. Lo faccio accostando al film una cena sentimentale. Una cena che ha come simbolo la mela e la rosa e che attraverso questi simboli celebra l’erranza: di cui si nutre anche chi resta e fa il suo viaggio, sotto la Luna dei Borboni, aspettando. C’è un po’ di “anima” salentina in tutto questo. Ed è per questo che vi propongo il Tramontana. Ed oso accostarlo a Kerouac. Ma vi prego: non guardatelo con sguardo da intenditori o da intellettuali. Siate ingenui anche voi. Tornate bambini. Siate vagabondi ed erranti. E poi non so perché. Avverto qualcosa che apparterrà molti anni dopo alla poetica di Sergio Rubini quando rivedo il Tramontana- come quando un racconto nasce da certe radici archetipe ed arcaiche.
Intanto ringrazio Carla e Maria Teresa Barbano, figlie del regista, ospiti di questa serata; e ringrazio anche Gimmi Fedele e Nico Di Battista che mi hanno procurato il film e suggerito ed amato il programma di questa serata.


In collaborazione con

Agricole Vallone - Quoquo