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Al Museo del Gusto: Lumache e Negroamaro nella Notte di San Giovanni
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QuoquoTittilumaca

Cosimo Piovasco di Rondò – Visse sugli alberi -  Amò sempre la terra -  Salì in cielo”. e tutto ciò avvenne come avvenne e finì come finì a causa delle lumache. Ed è la fantastica storia  che ben conoscono tutti quelli che amano Italo Calvino e che almeno una volta nella vita hanno letto  “Il Barone rampante”. . Questa storia ce la passavamo  tra di noi negli anni sessanta e settanta- Ma prima? Cosa  era capitato ancor prima alle lumache? Prima che esse sconvolgessero la vita del nostro Barone trasformandolo in Barone rampante?

 

 

FILASTROCCA
Nella notte di San Giovanni quel che sogni è il tuo sogno dell’anno
per sognare ci vuol la lumaca
aggiungi meringa e sarai fortunata
chè il sole e la luna si stanno sposando ed è per questo che questa
è la notte più corta e più bella dell’anno
E  fu proprio nella notte più bella che saltando sul fuoco mi bruciai corna e cervella
A calmare il dolore arrivò  il Negroamaro
sulle mie guance apparve un rossore
ed io  in lui mi persi e a lui mi concessi
ubriaca d’amore
Da quel giorno lontano due nozze  si celebrano nella notte di San Giovanni
le nozze del Sole e della Luna e della Lumaca con il Negroamaro


Dubbi di una lumaca ubriaca nella notte di San Giovanni


Questa storia tutta umana dei simboli!  su cui  gli uomini dicono quel che vogliono e qui davvero  mi hanno incastrata. C’è chi mi usa per celebrare la lentezza. Altri mi dicono chiocciola e tenendomi a segno di velocità sempre mi fanno correre ora di qua ora di là
Ma io da che parte sto e da che parte vado? si chiede oggi la lumaca un po’ ubriaca!

Ed è lì davanti allo specchio dove l’ha condotta il Negroamaro
Una lagrima di un delicatissimo color rosa apparve allora sul viso del Negroamaro innamorato della lumaca; scorgava essa da sola, così, naturale - era il suo primo fiore succoso -  e ne bevve la lumaca

Ne bevve ancora; e fu autunno e poi tornò di nuovo l’estate. -

E noi siamo qui:  come  ogni anno nella Notte di San Giovanni

E le streghe non c’entrano nulla poiché la loro storia è un’altra


Streghe  nella Notte di San Giovanni

“Era appena passata la mezzanotte di quel 23 giugno di tanti secoli fa e faceva molto caldo quella notte nella grande terrazza sul Mar Morto. Erode Antipa, Tetrarca di Giudea, si annoiava in mezzo ai suoi convitati: "Salomè danza per me" pregò alla figliastra, "ti darò quel che vorrai". Erodiade, una donna dalla bellezza crudele, sussurrò qualche parola all'orecchio della fanciulla coperta soltanto da sette candidi veli, la quale dopo un'attimo d'incertezza si mise a ballare."Bravissima Salomè", applaudiva entusiasta Erode, "danza, danza ancora per me". "Prima dammi la testa di Jokanaan", chiese la giovane ubbidendo all'ordine della madre. Salomè, o forse sua madre Erodiade, accostò le labbra irriverenti a quelle ancora calde del Battista e improvvisamente un raggio di luna squarciò l'oscurità illuminando le due donne mentre dalla bocca del profeta fuoriuscì un profondo e gelido soffio che le travolse spingendole nell'aria, tra le nuvole del cielo di Giudea.
Da quella notte Erodiade e Salomè vagano per il mondo come streghe, cariche di catene, spiando la loro colpa: aver ucciso colui che annunciava la Luce del mondo! La tradizione cristiana, che risale al Medioevo, vuole che la notte della vigilia della Festa di San Giovanni del 24 giugno, Erodiade, Salomè e la dea Diana con il loro stuolo di streghe tra cui le Arpie, la Papessa Giovanna, le Moire, Ecate e altre, s'incontrino dopo la mezzanotte per il gran sabba sotto un noce secolare situato a Benevento: "Sopra l'acqua e sopra il vento portami al noce di Benevento", dicevano le streghe alle loro scope-cavalcature. E si racconta che per dispetto passavano volando sopra la Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma dedicata al Battista.
I fedeli aspettavano questo passaggio scrutando l'orizzonte e intanto si danzava, si cantava, si beveva e si mangiava, ma tutti portavano per scongiuro l'aglio, la spighetta, il biancospino, e altre erbe magiche contro le streghe che venivano anche respinte dal fracasso che saliva dai prati circostanti la Basilica: campanacci, tricca balacche, putipù, trombette e mortaretti producevano un gran frastuono che faceva scappare gli spiriti. Nel frattempo la folla occupava ogni centimetro di prato con decine di tovaglie distese sull'erba davanti alle quali si accampavano le famiglie al completo per la tradizionale cena della notte di San Giovanni.

Dappertutto avveniva lo scambio rituale delle lumache, perché ogni famiglia aveva "er callaro con le ciumache ar sugo": un'enorme pentolone pieno di squisite lumache di vigna, le cosiddette rigatelle col guscio listato, oppure le monachelle più piccole e con il guscio bianco.

Un proverbio assicurava infatti che
per ogni corna di lumaca mangiata la notte di San Giovanni una sventura era scongiurata.

Simbolo di fertilità, le umache conciliano ogni rapporto d’amore e di amicizia

E pure la ricetta delle lumache si dice la custodiscano le streghe e delle lumache si dice pure che si devono mangiare al chiaro di Luna perché le corna portano fortuna!

Nota bibliografica:la lunga citazione con il racconto della danza di Salomè e alcune altre notizie utili le ho ritrovate in
http://www.marinacepedafuentes.com/


©titti pece/QuoquoMuseo del Gusto giugno 2012