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Il blog di Quoquo

Sapiens dictus a sapore (Isidoro di Siviglia) // perché "il sapere non è altro che il dolce assaggio del sapore" (R:Barthes) //
Venerdì 24 febbraio - Cinema/festa in Aristoputeca - Il Cuoco, Il Ladro, Sua Moglie, L’amante (v.m. 14 anni)

Titolo originale: The Cook, The Thief, His Wife and Her Lover
Paese: Francia/Gran Bretagna/Olanda - Anno: 1989 - Durata: 124'
Soggetto Sceneggiatura Regia: Peter Greenaway
Fotografia: Sacha Vierny - Musiche: Michael Nyman
Scenografia: Ben Van Os, Jan Roelfs - Costumi: Jean-Paul Gaultier
Cast: Helen Mirren, Michael Gambon, Richard Bohringer

Chiavi di lettura

Una chiave di lettura Peter Greenaway ce la svela subito. Sulla prima scena si apre un sipario (rosso) e noi siamo a teatro: quello vero, quello di una volta, il teatro dove si mettono in scena i tabù. E questo è un film che di tabù ne affronta: (sino a quello del cannibalismo). Cosa che il lregista fa parlando di cibo e svolgendo quasi tutte le sue scene all’interno di un ristorante.

Il film, la trama e le riflessioni di Quoquo

Il ristorante è a Londra e si chiama "Le Hollandais". Il cuoco, ovvero la personificazione del Gusto, è francese e si chiama Richard. E la sua è un’Alta Cucina, naturalmente francese. Il ladro, ovvero l’incarnazione del Male e delle sue volgarità, voracità ed ingordigie, si chiama Albert. Albert Spica. Sua moglie Georgina (una bravissima e giovane Helen Mirren) ne subisce violenze e umiliazioni. Ella è in grado, pur vittima, di recepire il Gusto e comprendere e catalogare i sapori, avendone tutta la sensibilità e lo stile. L’amante. Michael, è un uomo gentile, un intellettuale il cui libro preferito è un testo sulla Rivoluzione Francese (quando mangia, seduto al tavolo del ristorante, lui legge sempre questo libro). I loro sguardi si incontreranno nel ristorante. I loro corpi si incontrano alla toilette e nella dispensa. Il dramma (umorismo nero, drammatico-grottesco, sono le definizioni che accompagnano il film) si sviluppa tra cibo-sesso-morte, passando attraverso tutte le funzioni del corpo: ruttare, defecare, vomitare, sanguinare, bere, mangiare, denudarsi. E tutto avviene in dieci giorni, seguendo le sequenze di dieci pranzi. I pranzi si consumano tutti nel ristorante di Richard, a cui Albert ha imposto la sua presenza di socio. Le scene si svolgono tra la sala da pranzo (dominata dal rosso), la cucina (dove domina il verde), le toilettes (bianchissime) e la dispensa, luoghi questi ultimi dove si incontrano gli amanti. Quando i due amanti, protetti da Richard, fuggono nudi dalla dispensa per nascondersi in un camion pieno di carne putrida per poi rifugiarsi nella casa biblioteca di Michael, quando li vediamo così nudi i due amanti, è in quel momento che ci sembra di capire tutto: questa scena è infatti nient’altro che Masaccio, quello della Cappella Brancacci con la Cacciata di Adamo ed Eva. Dunque la dispensa è l’Eden e Greenaway, il regista dell’umorismo nero, sta solo giocando con l’arte, con le sue figure, con i suoi codici. Manierismo? Barocco? Prima di dare un giudizio cogliamo tutte le citazioni: dal teatro giacobita, dalla pittura fiamminga, Bosch, Hals, forse anche Shakespeare e Montaigne di cui ricordiamo le sequenze del mangiar carne umana come segno di suprema vendetta. Qui in Greenaway, il ladro mangerà la carne dell’amante di sua moglie, cucinata e apparecchiata da Richard. Perchè lui, Albert, lo aveva ucciso facendogli ingoiare e ingozzandolo delle pagine del suo libro preferito. Quando, dopo il primo boccone masticato dal cannibale, Georgina uccide con un colpo di pistola Albert, tutte le vittime si sono ora così vendicate e il sipario alla fine cala. Proprio come a teatro. Da Shakespeare a Magritte.

Dettagli:

Prima ancora di fare il regista Peter Greenaway era un pittore, ammirava i fiamminghi, Magritte e la pop-art inglese, poi si appassionò al cinema e trovò un lavoro da montatore presso il British Film Institute, una delle più grandi cineteche del mondo. Fece questo lavoro per molti anni. La sua passione è sempre stata anche quella della catalogazione. Un grande archivio (alla Warburg) dove ogni cosa è al suo posto. Visto da questi punti di vista, il film, bellissimo, è forse anche più facile da digerire. A proposito, non dimentichiamo Sade…

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