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Lecce Città dolce e città chiesa, dove “un carnevale di pietra simula in mille guise l’infinito” Per antonomasia, la città del “pasticciotto” In realtà è un bocconotto. Dolce tipico delle regioni meridionali. Ma qui lo chiamano così: pasticciotto. L’originalità è nel tipo di frolla e in questo: ogni pasticciere custodisce il suo proprio personale segreto. È farcito di crema. A volte nasconde, nel più profondo del cuore, anche un’amarena. A rendere esclusivo il pasticciotto leccese non è solo il nome, quanto piuttosto il gusto e lo stile con cui i leccesi lo assaporano. Così il pasticciotto è la colazione, associato al cappuccino. È il dolce alla fine di un pasto. Ed è pronto a tutte le ore del giorno come il più dolce e il più desiderabile degli spuntini.
Per uno strano gioco del destino i leccesi si sono identificati con questo dolce. Un dolce da “amor patrio”, nato nei conventi ed entrato in pasticceria nell’Ottocento. Da allora è sempre piaciuto a tutti: popolo, nobili e borghesi. Specialmente se nobilmente viventi. 
Atmosfere La vertigine del Barocco Possiamo visitare la città perdendoci tra le strade e gli slarghi del suo ‘centro storico’: osservando, con gli occhi puntati verso il cielo, i fastigi e i trionfi dei suoi palazzi e delle sue chiese o anche i mignani e le mensole, nei balconi; o sbirciando nei cortili intuire, nel profumo dei limoni e dei gelsomini, l’antica storia di una città-giardino poi divenuta città-chiesa e poi ancora manifestatasi, tra ‘700 e ‘800, tra le città del Meridione la più colta e la più gentile. E vi sono in città alcuni luoghi dove percepiamo una sostanza dolce e tenera, zuccherata e granulosa, come di confettoni, di pasta di mandorle, di meringhe, di bianchimangiari e di creme, di colle e di cartapeste, di cotognate, di chouz e di liquori di viole. Con infiniti altri dettagli offerti all’occhio, al cuore e alla gola.

Indirizzi utili Maestri gelatai e pasticcieri
Pasticceria Natale È il cuore dolce della città, nei pressi di piazza Sant’Oronzo. Ed è un’altra vertigine, dopo quella barocca di Santa Croce. Pazientemente e con ordine cominciamo a distinguere, tra i dolci, una serie di paesaggi. Il paesaggio medievale, speziato e tutto etnico, dei confetti, delle mandorle ricce, delle copete, delle scorzette d’arancia e delle cotognate. Sapori di origine araba quelli alle mandorle. Mediterraneo. Oriente. Ma anche Venezia. Il paesaggio barocco e spumeggiante degli choux, nuvole per bocca d’angeli; delle zeppole e delle meringhe, leggere come statuine di cartapesta. Quello un po’ rococò e un po’ stile donnine e pastori d’Arcadia: nelle bocche di dama, nei cannoli e nelle cassatine, trionfi di dolci ricotte. Il paesaggio freudiano delle cioccolate e quello romantico delle creme pasticciere. Quello celebrativo delle torte e quello casalingo, ma pur sempre raffinato, delle marmellate, confetture e mostarde. Sino a quello, universale e interclassista, del famoso e rinomato “pasticciotto leccese”. A Natale poi i panettoni artigianali di Fernando Natale vanno a ruba, tanto che lui li vende persino a Milano. E il rito si ripete a Pasqua, con le sue uova al cioccolato e le sue “colombe”. Ottimi, e artigianali, anche i gelati. Indirizzo: via Trinchese 7 Tel. +39 0832 256060 e-mail:
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www.natalepasticceria.it Posizione negli itinerari del QuoquoMuseo: Lecce. Passeggiata nella ville-église Da leggere in: “Quoquo. la gola come ipertesto”, pp. 220-221

Pasticceria Franchini Nel signorile quartiere di san Lazzaro abitato da gente di buongusto, al mattino passare dalla Pasticceria Franchini è per i Leccesi un rito. Si entra attratti dai profumi. Già alle 9,30 sul banco della pasticceria l’assortimento è completo, dolci del nuovo giorno e piccola rosticceria calda, appena sfornata. Per la colazione: sfogliatine alle mele, pasticciotti e fruttoni in tre misure (giganti, ‘normali’ e mignon), formine di pasta di mandorle, pasticceria classica (bigné, cassate, parigine). Franco Franchini, maestro pasticciere, è nato con le mani in pasta, tra farine, frutti dei giardini e zuccheri. Pasticciere il padre, pasticciere anche lo zio: nei bar più famosi della Lecce anni ’30 e anni ’40. Tra le sue specialità vanta la cotognata leccese: “l’ho imparata al vecchio Bar Cesano, fatta senza gelificanti perchè ne è già così ricca la buccia”. Usa frutti che vengono dai nostri giardini, dove li cerca, ormai rari: come le pere “petrucine” dette anche inchipanza: “ così brutte e piccole, ma le sole adatte a trasfromarsi in un’ottima perata. Della famosissima e storica cotognata Cesano, che ha dato fama e lustro alla cotognata leccese, lui si sente l’erede: avendo lavorato nel bar Cesano da ragazzo, dal 1948 al 1962. Assaggiamo un ottimo gelato artigianale fatto con frutta fresca; in pasticceria contiamo trenta tipi di torte e cassate. Fatte di ricotte, che il mestro accuratamente seleziona e a cui conferisce aromi che lui solo conosce e di cui a noi dona il “sapore”. Tra i suoi pregi, accanto alla qualità umana della persona, la sapienza artigianale con cui tratta la tradizione: nella pasta di mandorle con faldacchiera, diciamolo, rimane forse uno dei pochi. Indirizzo: via San Lazzaro 36 Tel. +39 0832 349383 e-mail:
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www.pasticceriafranchini.com Posizione negli itinerari del QuoquoMuseo: Lecce. Passeggiata nella ville-église Da leggere in: “Quoquo. la gola come ipertesto”, pp. 222-223 Collegamenti Itinerari: Lecce. Passeggiata barocca nella ville-église, città chiesa e città dolce Galleria beni culturali enogastronomici: pasta di mandorla con faldacchiera |