I servizi del museo

Il blog di Quoquo

Sapiens dictus a sapore (Isidoro di Siviglia) // perché "il sapere non è altro che il dolce assaggio del sapore" (R:Barthes) //
Tavola d’artista: Pani e grani - Pani sacri e pani quotidiani - Abito di spighe

Con tutti i colori e le domande dell’arte.
Con tutti i profumi e i sapori che vengono fuori dai forni, dai mulini e dai pastifici



Quando ho detto a Valentina che la tavola d’artista del museo di questa estate volevo dedicarla al tema del pane, il suo primo gesto è stato naturale e semplicissimo. Sulla tovaglia di carta sfrangiata ha posato una carta velina azzurra a significare la presenza del mare. È il nostro orizzonte…
(Artisti in mostra: Rosamaria Francavilla, Giancarlo Moscara, Valentina D’Andrea, Marcello Moscara. Federica Calasso / Mostre a cura della direzione del museo)

 


… È il nostro orizzonte, il grande grembo liquido sui cui si svolgono le nostre narrazioni. E dove quelli “sacri” sono i grandi pani a forma di ciambella (nel Salento panificatori specializzati li preparano per le tradizionali Tavole devozionali di San Giuseppe) e poi vi sono le “cuddhure” che, con un uovo nella pancia e la forma ora di una bambola di pane ora di gallinella celebrano ogni anno il rito della rinascita nella Pasqua di Resurrezione. Sono di uno splendido colore dorato e si preparano con farine di grano duro. Nel nostro caso, su questa tavola d’artista, il grano, di cui vediamo in mostra le spighe, è della varietà Senatore Cappelli. Coltivazioni di nicchia cui si dedica in particolare un'azienda agricola che vanta campi sperimentali di varietà antiche: è una masseria didattica, tra Maglie e Cutrofiano e si chiama Masseria La Torre.

Pani sacri e pani quotidiani, dunque. E tra i pani quotidiani ecco sulla nostra Tavola d’artista i pani neri e pani bianchi, quelli che qui chiamano pani di grano perché fatti dal grano duro prima che questo nella macinazione si riduca a semola e in questo si distinguono dagli altri pani di Puglia.

Quando ho chiesto a Rosamaria Francavilla, artista di cui ammiro il lavoro che va facendo da un po’ di anni di trasferire nel corpo dell’arte il corpo della donna nel suo ancestrale rapporto con le cucine e con il cibo e quando ha visto la Tavola dei pani, Rosamaria senza dir nulla ha costruito un silenzioso dialogo tra il nostro mondo del pane e il suo “Abito di spighe”. Di una eleganza magnifica. Vestale di Demetra e figura materna ancora vergine, come le madonne che nel medioevo nei santuari donne devote rivestivano di spighe per ottenerne fertilità.

“Viviamo di pane e favole”, ci fa eco, nelle sale del museo, un altro artista. È Giancarlo Moscara, che poi completa la frase e chiarisce: “viviamo di pane e favole.Il fatto è che bisogna stare attenti agli autori”. E continua con questa sua piccola e intrigante mostra “Gatta ci cova” allestita nella galleria del vino. Già, gli autori. Come Benedetto Cavalieri le cui ruote pazze (semole di grani duri di Puglia) grazie alla bellezza racchiusa nella loro imperfezione, dialogano, in sala, con sottili provocazioni di artisti, pittori e fotografi, E nel dialogo tra cucine e officine, il maschile si confronta con il femminile, la critica con il sogno, la bellezza con ia saggezza del sapore. Gli scatti fotograifci di Marcello Moscara si fanno immagini per le musiche di Cesare Dell’Anna e degli Opa Cupa. E solo quando tutto questo tace, allora riponi ascolto al ritmo di un telaio. Al ritmo di un telaio, che come un orologio che viene da lontano, dà la misura del Tempo che è tessitura, trama. Farina. Forno. Fame e sete di bellezza, forme sapori e colori del “Gusto. Sospesi tra pani e grani. Fino a chiedersi: vediamo con gli occhi o vediamo con la bocca? Da dove passa il Gusto? Chiede un filo di canapa che passa sul telaio tra le mani di Federica Calasso..