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RETROGUSTI – Marcello Moscara Fotografia e tecniche miste - personal exibition |
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QuoquoMuseo del Gusto: nella Torre di Locargian, artgallery dal 16 aprile al 30 maggio – vernissage sabato 16 aprile ore 19

Alcuni stati di felicità, l’arte, la musica, certe luci, certi cieli e certi luoghi “vogliono dirci qualcosa o qualcosa dissero che non avremmo dovuto perdere, o stanno per dire qualcosa; quest’imminenza di una rivelazione” che non si produce mai del tutto, che rimane sospesa è dunque forse il fatto estetico? (rileggendo Jorge Luis Borges in “Altre Inquisizioni”) È qui la bellezza. Fenomeno conturbante e giocosamente doloroso. Retrogusto.
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Produce un piacere pungente, quasi un dolore…: è il desiderio o è la bellezza? Immagino. Percepisco. Contemplo.

Fermarsi a contemplarla per coglierne la persistenza

Il gusto non è mai effimero. Figurarsi il retrogusto, che ha in più, dalla sua, la durata dunque il Tempo!

Lasciare che i pensieri e le riflessioni artistiche si sedimentino. Aspettare che il retrogusto si manifesti.

La fotografia genera visioni coerenti con il mezzo fotografico. In quanto visioni esse non potranno ignorare i tempi e i segni della pittura e del teatro. La pittura e il teatro potrebbero essere il suo retrogusto? Potrebbe però valere anche il contrario. Allora il retrogusto è forse quel passaggio segreto per cui, indipendentemente dal mezzo, una immagine trova un posto nella casa-storia della visione? Come negli atlanti di Warburg? Tecnica fotografica e anche tecniche miste. Immagini di classica compostezza, di una raffinatissima bellezza ed eleganza con un retrogusto di stupita e indecifrabile inquietudine perché l’arte non offre mai risposte ma è tale solo quando pone nuove domande. Retrogusto è lasciare lo spazio aperto al tempo della riflessione. Retrogusto è anche: stare a guardare gli altri che guardano le tue opere (dopo aver provato gusto a farle) – fermarsi ad ascoltare. Una cosa so di certo. So che il retrogusto non te l’aspetti. E so che un buon retrogusto sa regalare meraviglie. Così come ogni volta ti prende meraviglia verso ciò che, per quell’effetto di sorpresa, hai imparato a chiamare arte. E se Retrogusti potrà avere altri testi e parole con cui accompagnarsi, saranno forse i visitatori della mostra a determinarli. (Titti Pece) Da leggere anche, in rassegna stampa, la recensione di Marinilde Giannandrea
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