I servizi del museo

Il blog di Quoquo

Sapiens dictus a sapore (Isidoro di Siviglia) // perché "il sapere non è altro che il dolce assaggio del sapore" (R:Barthes) //
Pagine di cucina e calici di Salento è tante storie di cucine che attraversano il ‘900

Questo percorso prende avvio da vecchie riviste di cucina pubblicate in Italia tra gli anni ‘50 e ’90 del ‘900 e custodite in una bellissima collezione privata. Racconta del nostro Gusto, di come eravamo e di come siamo cambiati. Il percorso fa anche tappa in cucina dove tu, viaggiatore del Gusto, potrai anche sperimentare alcuni sapori con le tue mani; e si conclude poi, se si vuole, a tavola. E nel piatto ti porti assaggi di Salento, insieme a tante storie da raccontare. A farti compagnia sarà un buon calice di vino salentino e un altro calice e poi un altro, passo dopo passo. Cosa c’è in mostra- Cosa c’è da guardare e da assaporare

 

 

Cosa c’è in mostra- Cosa c’è da guardare e da assaporare

In mostra da guardare (e da leggere, scegliendo dove fermarsi), ci sono importanti riviste di cucina pubblicate in Italia dagli anni ’50 del ‘900 e sino agli anni ’90. Queste riviste provengono da una collezione privata. Ne siamo stati attratti e abbiamo cominciato a osservarle con più attenzione. E ci siamo accorti che da queste pagine veniva fuori una storia d’Italia: dei suoi gusti e della evoluzione di questi gusti, non solo a tavola.

Per esempio

Scopriamo per esempio che prima di essere popolare e di massa come lo è oggi, la tavola (o per meglio dire la sua “scrittura”), era una pratica da “Intellettuali”. Su La Cucina italiana, storica rivista di cui abbiamo in mostra bellissimi numeri degli anni ’50, ci scrivevano giornalisti e scrittori come Giorgio Bocca, Achille Campanile o Alberto Denti di Pirajno. Non si cercava tanto la ricetta, piuttosto si cercava il senso e la consistenza culturale di una pietanza. E il gusto in quegli anni era una parola complessa. Ancora non la si era ‘virtualizzata’ e ‘medializzata’ come avviene oggi.

Cosa altro scopriamo guardando queste pagine

Il percorso espositivo mette in evidenza e illustra interessanti dettagli, come microstorie del gusto e del costume di un’Italia che cambia. Negli anni ’50 nelle illustrazioni si forma l’immagine della donna di casa tanto casalinga quanto emancipata: a emanciparla sono le nuove ricette di cucina, più ricche ed elaborate di quanto potessero essere quelle del periodo fascista e della guerra. La cucina è ormai uscita dall’autarchia e la donna si emancipa grazie anche agli elettrodomestici. Abbiamo evidenziato queste immagini ormai d’antan e ne potranno sorridere e anche avere di che riflettere uomini e donne che verranno a visitare oggi questa mostra. Della rivista La Cucina italiana, nata nel 1929, sospesa in periodo di guerra e poi rinata nel 1952, la mostra contiene numeri preziosi, come quello che celebra i 70 anni della rivista e una copia anastatica del primo numero del 1929-

Quali altre riviste importanti si trovano in questo percorso

Giusto usare la parola percorso e non la parola mostra. Stiamo infatti attraversando una storia. A partire da qui, dai primi numeri de La Cucina italiana degli anni ’50, pagina dopo pagina, riviste su riviste, passando da “ A Tavola” a “La Gola, dal “ Gambero rosso” a “Grand Gourmet”, si ricuce un percorso di piccole storie di lettori e lettrici, di cuoche e di chef, di intellettuali e persone ‘comuni’, tutti appassionati di cucine, tutti desiderosi di piaceri enogastronomici.

Qualche altro esempio di questo percorso

Potremmo guardare questi bellissimi numeri della rivista “Il Gambero Rosso”! Il primo numero nel 1992. Alto l’impegno culturale. Impeccabile e di forte impatto la grafica firmata da Piergiorgio Maoloni. Nasce da una costola del quotidiano Il Manifesto, di cui il Gambero Rosso era stato un supplemento sin dal 1986. Direttore e fondatore Stefano Bonilli, già giornalista de Il Manifesto e redattore della trasmissione televisiva “Di tasca nostra”, in onda su RAI 2.

Quanto alla nouvelle cuisine: ecco come la si percepisce in questo percorso

Destinata a rivoluzionare la gastronomia di tutto il mondo, la grande stagione della Nouvelle Cuisine cominciò negli anni Sessanta e ad annunciarla fu nel 1963 uno storico articolo di Gault e Millau intitolato Vive la Nuovelle Cuisine française. Vi si enunciavano i principi ispiratori della svolta, dettata dalle nuove esigenze e dai nuovi stili di vita. Qui in mostra ne riviviamo la stagione in un interessante testo di Gualtiero Marchesi che ritroviamo in un numero della rivista Grand Gourmet (Marzo –Aprile del 1999),

Quanta e quale eleganza c’era in Grand Gourmet

Fu una rivista di alta cucina e apparve in edicola nel 1983. A fondarla fu Giuseppe Maffioli, regista e attore con una straordinaria passione per la gastronomia. Direttore fu Alfredo Beltrame (1924-1984), un gran personaggio di cuoco giramondo: direttore del ristorante del Casinò del Cairo, poi chef alla reggia di Faruk. In Italia fondò l’ El Toulà di Cortina

Un bel percorso dalla casalinga degli anni ’50 ai raffinati piaceri della gola di Gran Gourmet!

Ma il percorso della mostra riserva qualche attenzione particolare anche a episodi di storia locale salentina e pugliese

Ci sono le pagine di cucina ‘intellettuali’ di Vittore Fiore e Rina Durante. Queste ultime rappresentate qui in mostra da una serie di fascicoli pubblicati tanti anni fa dal Quotidiano di Lecce, Brindisi e Taranto. Storie e scritture pioniere, testimonianze di intellettuali capaci di un approccio alle culture materiali e con una visione del ‘locale’ assolutamente non provinciale. È anche grazie a loro se oggi in un luogo come il Museo del Gusto, possiamo andare oltre il concetto di prodotto tipico e parlare invece di Beni Culturali Enogastronomici.

Da dove proviene questa collezione di riviste

Una collezione lunga una vita. Gianna Scagliarini, appassionata gourmet e golosa lettrice di riviste di cucina e gastronomia, ha accumulato negli anni “pagine di cucina” che hanno dato sapore e nutrito la sua cultura del gusto in ogni minuto del suo tempo libero di imprenditrice. Dalla sua collezione- tutta ora da ordinare e catalogare - vengono fuori in questa mostra pagine preziose per la storia del gusto. Pagine utili a tutti. Per il Museo del Gusto questa è una mostra importante: perché suggella il rapporto di collaborazione tra una istituzione culturale nata da iniziativa privata e altre situazioni del privato e del quotidiano, valorizzando così piccoli patrimoni culturali e risorse che altrimenti rimarrebbero sconosciuti e così limitati nella loro potenziale funzione sociale e culturale.

Come si sviluppa il percorso esperenziale

Il QuoquoMuseo del Gusto è nato come un museo vivente. Tutte le sue mostre e i suoi eventi hanno un valore esperenziale. Producono e trasmettono esperienze sensoriali e culturali. Non a caso ogni percorso si sviluppa lungo tavoli da degustazione e arriva in cucina, dove il museo trova il suo ‘cuore caldo’. In questo caso, in questa mostra che ci accompagnerà da maggio a settembre e che vorremmo anche far diventare itinerante, ad ogni pagina di cucina letta e ritrovata corrisponderà il gusto di un vino nato qui nel Salento abbinato a un sapore. Proponiamo percorsi di degustazione su cui il visitatore della mostra potrà a suo piacimento scegliere il gusto che decide di assaporare. Sarà un ascolto del Salento fatto passando dalla gola. In cucina si potranno sperimentare ricette e completare così il percorso personalizzato di degustazione. Su richiesta si organizzeranno anche cene tematiche personalizzate. Ovviamente le degustazioni proposte sono organizzate con i prodotti e la collaborazione di aziende partner selezionate dal Museo tra le eccellenze del territorio.