I servizi del museo

Il blog di Quoquo

Sapiens dictus a sapore (Isidoro di Siviglia) // perché "il sapere non è altro che il dolce assaggio del sapore" (R:Barthes) //
In mostra e in degustazione: percorsi del Negroamaro e di alcuni altri vitigni storici
Percorsi di degustazione

Una introduzione storica ripercorre, in galleria, le vicende del vino salentino da vino “emigrante” (come lo definì il poeta Vittorio Bodini vedendolo partire stipato su vagoni per essere usato come vino da taglio, forza lavoro per dare vigore a vini più deboli ma pur famosi) a vino “viaggiatore”: ambasciatore d’eccellenza del marchio Salento nel mondo. Sfilano poi eleganti le bottiglie e le etichette: in un percorso di altrettanta eccellenza, selezionate dalla direzione del museo e dal team di esperti che vi collaborano.

La galleria è organizzata per vitigni e si comincia con il Negroamaro in purezza.

 

 


Scopriamo subito e assaporiamo (tutti i vini in esposizione possono essere degustati e sono accompagnati, in catalogo, da schede tecniche e di degustazione); ecco i classici, con i capolavori d’autore: il Graticciata, Le Braci e attendiamo di avere tra noi il Patriglione.
Nella galleria del negroamaro un posto d’onore va ovviamente ai rosati, vini dell’ospitalità nel Salento, introdotti dalla ormai celebre intervista sul tema concessa a Quoquo da Severino Garofano: ed ecco subito il suo Girofle, in compagnia di altri celebri rosati, a cominciare dal Massaro Rosa, dal Diciotto Fanali, dal Santimedici, dal Vigna Flaminio, dal Galatina; per poi arrivare alle bottiglie che sono ormai documenti storici. I primi rosati ad essere imbottigliati, nella prima metà del ‘900: il Rosato della cantina sociale di Copertino e il Five Roses celebrato nella bottiglia Anniversario.
Vinificato in rosso, ora in galleria il rude e maschio Negroamaro si presenta in purezza, ora si sposa con la femminile Malvasia Nera di Lecce.
E sono le DOC del Salice Salentino. Da Apollonio a Donpetro, specialità di grandi e piccole cantine. Altri matrimoni in altri uvaggi sfilano in galleria: del Negroamaro con il Montepulciano, come nel Priante di Castel di Salve; ed anche in ménage a trois, quando vi si unisce la Malvasia (I Censi di Tenuta Monaci). Stupendo, vigoroso il connubio Negroamaro e Primitivo, che ci conduce a scoprire, in altre bottiglie dove lo si vinifica in purezza, questo altro potente vitigno storico salentino.
Mentre il negroamaro non cessa di stupirci, quando si riscopre in un suo antico rapporto con il Susumaniello, vitigno dimenticato ed ora ritrovato (qui con l’etichetta Vigna Castello di Agricole Vallone). O quando, nell’Argentieri della Masseria L’Astore, dialoga con il Cabernet-sauvignon e sono profumi nuovi. Nella galleria un posto è anche lasciato ai bianchi.
Ed uno ai passiti, luogo dove trionfa il nostro favoloso Aleatico. Gareggiando, in eleganze di profumi e rivelazioni di strutture, con i due dolci capolavori di Agricole Vallone e di Tenuta Monaci: il “Passo delle Viscarde” e “Le Briciole”.