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Il blog di Quoquo

Sapiens dictus a sapore (Isidoro di Siviglia) // perché "il sapere non è altro che il dolce assaggio del sapore" (R:Barthes) //
Tre appuntamenti con la nostra “Cucina sentimentale”
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Gli appuntamenti sono per il 10, il 17 e il 24 di questo mese che, si dice, qui nel Salento sia il più bello dell’anno. Le cene sentimentali sono cene a tema. E sono tavole molto social e molto conviviali. C’è una “cena romantica”, una “cena pitagorica” e una detta “cena del Cinegastronauta”. Cosa vuol dire “cena sentimentale”? Se continuate a leggere questo articolo qualcosa ne saprete di più – Sappiate sin da ora in ogni caso che il “sapore” vero di una cena sentimentale potete scoprirlo e sarà vostro solo quando ne farete esperienza qui a tavola (quota di partecipazione € 40,00 - € 35,00 per i soci - sconti x gruppi) – necessaria la prenotazione. Per i vini in abbinamento le cene sentimentali vedono la collaborazione di prestigiose cantine storiche del Salento: Vini Candido, Castel di Salve, Severino Garofano Vini e Cantine Tenuta Monaci.

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Dovete dunque sapere che la “cucina sentimentale” prima che in cucina nasce in qualche altro luogo. Viene da un altrove. E quando passa da qui, dal QuoquoMuseo del Gusto in questi giorni di maggio, succede che…

 

Sabato 10 maggio - Cena romantica - Un libricino, qui in biblioteca; e una piccola storia dell’Ottocento che rivive in questa ‪‎Cena Sentimentale‬

La storia: nei giorni di maggio di un anno tra il 1837 e il 1840, anni romantici un po’ dappertutto in Italia, in piazzetta Conte Accardo, a Lecce, nel monastero di clausura delle Suore Benedettine di San Giovanni, in cucina ... la Sorella Cuciniera e la Sorella Pasticciera preparano lauti e succulenti pranzi per questi giorni di primavera e il loro libricino di cucina, dove annotano lista della spesa e qualche ricetta, registra anche, senza volerlo, gli spazi che la vita della clausura concede ai piaceri del palato. Comincia così questa cena romantica. Che se ne va tra le pagine di questo libricino di cucina cercando tutto quel che c’è a tavola in quel lontano mese di maggio distante da noi due secoli fa.

Nel MENU troveremo

  • insalatina romantica alle mandorle – piccole olive nere profumate all’extravergine – fellata del monastero –crostini della badessa - ricottina delle monache – il gusto dei fritti - semolino delle converse -

  • sartù di riso alla maniera meridionale

  • polpettone del primo maggio nel monastero

  • Sul “sopratavola”: frutti di stagione - sosamelli delle monache,- morfettate -barchiglie e pasticci di crema

Vini sul menu – Etichette selezionate e presentate dalla Azienda vitivinicola Candido di San Donaci

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Sabato 17 maggio – Cena pitagorica dove soprattutto si racconta di Vincenzo Corrado, salentino e scrittore di cucine, gran cuoco dei Nobili al tempo dei Borbone nel Regno di Napoli; e dove a tavola si sperimenta il gran gusto di legumi, cereali, frutti e verdure sulle tavole di oggi, con alcune proposte per il palato contemporaneo. Con alcune idee di potaggi, gattò e purè ispiratici da Vincenzo Corrado.

La storia. “Nutrimento sarà farina d’orzo o di frumento. E parte ne cuoceranno al forno, parte ne faranno asta, buone focacce e buon pane ...(e come companatico) sale, si capisce, olive e formaggio, cipolle e verdura. e tutto cucineranno alla maniera campestre.” (Platone, Repubblica, II, 372 b-c): questa dieta ideale_è uno stile di vita e apparteneva, molti secoli fa, alla categoria dei filosofi. Certo, dire filosofi vuol dire poco o nulla; chè c’erano gli Epicurei e i platonici, gli stoici e gli scettici, i materialisti e gli idealisti. E c’erano i Pitagorici, che in fatto di diete erano rigorosissimi e il cui estremismo alimentare li colloca oggi tra i fondatori del vegetarianismo in Occidente. Dopo la grande abbuffata di carni tra ‘500 e ‘600, nel ‘700 tra medici e letterati si ricomincia a parlare di cibo. Fu una moda. A conciliare questa moda con le abitudini e i gusti alimentari dei ‘ ci pensò un cuoco tra i più rinonoti . Era di origine salentina, nato a Oria e si chiamava Vincenzo Corrado.Ma sarà poi vero che, come lui disse e scrisse, per rendere gustosi cereali verdure e legumi bisogna condirli con grassi e salse e brodi e sughi di pesci o di carni? La scommessa di questa cena pitagorica è tutta qui: verificare la bontà e il gusto del cibo cosiddetto pitagorico senza alterarne la sua natura e rendendolo protagonista di tavole prelibate; giusto per ricondurre il tema alla sua pura natura di piacevole nutrimento, al di fuori delle ideologie e delle diatribe tra palati nobili e palati intellettuali.

Nel MENU troveremo

  • Insalatina pitagorica di benvenuto

  • Gattò di patate su crema di piselli

  • Millefoglie al cacao con insalata cremosa e burrata

  • Ceci in potaggio con tortino di cereali ai profumi di gariga

  • Muffin di carote e mandorle con salsa di mandorle

  • Sopratavola salentino

Vini sul menu – Etichette selezionate e presentate dalla Azienda vitivinicola Castel di Salve di Depressa (frazione di Tricase)

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Sabato 24 maggio Cena del Cinegastronauta ispirata ai sapori del Film “Mine Vaganti

La storia e i suo sapori. Quello del cinegastronauta è un modo di viaggiare dentro il cinema per coglierne i sapori, con i loro luoghi e le loro storie, per poi spostarli dallo schermo alla realtà e/o viceversa. Con una storia tutta ambientata nella città di Lecce e nel Salento, il film di Ferzan Ozpetek “Mine Vaganti” sfoggia ricche tavole apparecchiate alla maniera salentina, Il film ha però un sapore segreto e questo sapore è la ruota pazza Benedetto Cavalieri. Nel film (costruito sulle storie di una famiglia di pastai) e per la “mina vagante” , personaggio chiave di tutta la storia narrata, questa ‘ruota pazza’ rappresenta quella perfezione ideale della pasta cui i protagonisti del film hanno sempre aspirato, perfezione mai raggiunta, come l’amore rimasto un sogno solo sognato. È con questo dettaglio che il regista rende omaggio al sapore della nostra ruota pazza , quella che con lo stesso metodo tradizionale e delicato di una volta, dal 1918 si fa ancora oggi qui, made in Salento, nel pastificio Benedetto Cavalieri di Maglie. E poi c’è nel film un altro luogo del cuore cui vorremo rendere omaggio ed è la Masseria di Ceppano, luogo sentimentale del film, luogo (per noi) dei profumatissmi pascoli di Torre Sant’Emiliano

Nel MENU troveremo

Nutrita passerella di antipasti ricca di caponatine alla maniera dei salentini nelle sere di maggio

Ruote pazze Benedetto Cavalieri, naturalmente: in una straordinaria e originalissima ricetta al pesto

Taglieri di formaggi freschi e stagionati: dai pascoli di Torre Sant’Emiliano

Sopratavola salentino da assaporare quocumolando tra cassatine e bocche di dama

Vini sul menu – Etichette selezionate e presentate dalla azienda vitivinicola Severino Garofano Vigneti e Cantine Tenuta Monaci, Copertino -

PRENOTA QUI la tua cena sentimentale del 24 maggio



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Note e appunti sulla “cucina sentimentale” Cosi succede dunque che i sapori che si generano nascono per esempio da un ricordo. Tanti ricordi. Memorie. Letterature. Racconti. Sogni. Li tiriamo fuori da una nostra mappa mentale scavando in essa un po’ come scava – e nella terra fa le sue scoperte - un archeologo.

La cucina sentimentale non ostenta in ogni caso stratificazioni storiche. E neanche è quella che noi pure qui pratichiamo e chiamiamo “archeologia dei sapori” - Essa semplicemente attraversa il tempo e la storia come si attraversa un nuovo paese. Viaggiando. Magari con un bel film ancora negli occhi e un buon libro tra le mani. E sapori raccolti in giro da condividere nei racconti a tavola.


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