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Quotidiano di Lecce, Brindisi e Taranto - 10 Dicembre 2009
Rassegna stampa
Al Museo “Castromediano” “ANABASI” raccoglie opere dal 1987 ad oggi tra grafica e pittura.
Viaggio all’interno di una passione.
Giancarlo Moscara - Il racconto dei frammenti

di Marinilde Giannandrea
L' ex Convitto Palmieri a Lecce apre i suoi spazi restaurati e recuperati alla città ad "Anabasi", la mostra di Giancarlo Moscara, curata da Antonio Cassiano e promossa dal Museo Provinciale "Sigismondo Castromediano". Anabasi è un viaggio avventuroso, un omaggio all'opera di Moscara, noto grafico e artista leccese, che raccoglie in questa occasione una ricca produzione che parte dal 1987 e arriva fino ad oggi. Un "viaggio verso l'interno", l'interno di una passione e di un mestiere che hanno sempre a che fare con la carta, con il colore, con i meccanismi della visione e del pensiero.
Nella ricca e sorprendente sequenza di lavori si coglie la ricchezza e la raffinatezza di un artista che da sempre è stato anticipatore di forme e linguaggi e che, nonostante la lunga carriera, conserva l'entusiasmo di una passione vera, la freschezza di un segno e di un percorso assolutamente autonomo.
«Si fa presto a dire quadro», dichiara Moscara nelle pagine del catalogo, in realtà ciò che normalmente viene definito quadro non è altro che la conseguenza di una forma squadrata ortogonale, flessibile e immutabile. Eppure «le nostre celluline grigie stenterebbero a collegare uno squadro all'arte pittorica». Esperto manipolatore di pensieri visivi, Moscara sembra riflettere, proprio sui processi creativi e sul senso dell’arte, come sorprendentemente lui stesso ammette in un’opera del 1999. “Dipinto uscito male e rabbiosamente distrutto”, nel quale il telaio spezzato, la tela tagliata e la corda, che lega disordinatamente il tutto, restituiscono allo spettatore una ironica e sottile provocazione su ciò che è e non è arte. Del resto per Moscara le categorie di figurativo e astratto non esistono: “tutta l’arte è astratta” ama dichiarare a chi chiede di aiutarlo a comprendere i significati delle sue opere.
E anche nell’ultima produzione, nella quale sembra avere ormai definitivamente abbandonato qualunque seduzione figurativa, è possibile che le tessiture o i grovigli “ mitizzino l’immaginario” e diventino paesaggi innevati o drammatici meccanismi neurologici. Ed è soprattutto nelle opere più recenti, realizzate con i rifili di carta (quella che viene tagliata per essere mandata al macero) che Moscara decide di stare dentro l’ordine caotico delle forme. In “Paesaggio” del 2009, l’orizzonte di striscioline bianche si incunea nelle tessiture dei rifili policromi del terreno ed è proprio alla carta, strumento principe del mestiere, che l’artista dedica l’ode appassionata di chi da sempre la manipola la ama (o forse la odia) e la tocca con piacere quasi erotico.
Maestro di molte generazioni di artisti, Moscara, giunge ad un nuovo e sorprendente capitolo del suo viaggio, recupera con un gesto coraggioso la pittura e lo fa esplicitamente nell’opera che dà il titolo alla mostra, nel quale si avverte nel caos delle forme e nei grumi di colore “l’insonnia del supporto”, la ricerca del senso che viene trovato solo nel voltare le pagine di nuova tela e dunque di una nuova avventura. Dove stanno i significati dell’opera d’arte? Per il maestro leccese si co-costruiscono nell’interazione tra la creazione pittorica e lo sguardo dello spettatore ed è in questo circuito di senso che l’opera diventa tale. I titoli sono assegnati a posteriori perché il processo creativo non parte da un’intenzione imitativa o espressiva ma al contrario la crea, la concretizza e il titolo ne sancisce il processo, ne argina le possibili e molteplici espansioni. A volte ci troviamo di fronte a “Un bel problema” oppure ”Lèggere leggerezze e grovigli senza scopo” o alla candida ammissione che “I colori mi hanno preso la mano” e a volte i rifili negletti vengono intrecciati e messi “Insieme come un romanzo”.
L’Anabasi, il viaggio di Giancarlo Moscara, sembra in realtà appena iniziata, un racconto tutto da scrivere (e da vivere) e lui stesso ci ricorda, citando Fernando Pessoa, che “La letteratura come tutta l’arte è la confessione che la vita non basta”.

L’antologica si svolge nell’ambito della rassegna “Puglia. Circuito del Contemporaneo”
La mostra rimarrà aperta fino al 29 gennaio 2010.