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Exposition: Giancarlo Moscara, “Sopra la panca la capra canta, sotto la panca la capra crepa” - da quiSalento Gennaio 2011 - la recensione di Valeria Raho
Rassegna stampa

All’inizio fu un nembo greve di interrogativi, poi arrivò il sereno. A rivelarlo è un’opera, “Ciao Nuvola”, uno sbuffo d’arancio a monito di un arrivo o, forse, di un licenziarsi discreto che segue sempre ad un viaggio in cui non esistono punti di arrivo ma perenni partenze.
Riflette questa particolare maieutica l’ultima mostra di Giancarlo Moscara, che non poteva festeggiare se non in arte l’importante traguardo dei settant’anni. Cascate di pensieri, implicazioni filosofiche, satira di costume, fini richiami letterari confluiscono in “Sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa”, personale introdotta da uno scioglilingua giocoso e familiare, che in parte anticipa in parte scherma la complessa rete di relazioni a cui l’autore si è ispirato.

Alle spalle delle fronde “parlanti” dell’Albero della biodiversità, inizia il percorso vero e proprio di una personale disseminata con cura certosina nell’accogliente open space del QuoquoMuseo del Gusto di San Cesario. In una caccia al tesoro visiva, dove “scherzi dell’occhio e giochi della mente” si rincorrono in un vortice continuo, le opere “spuntano” su tavole imbandite, alle pareti, nell’abbraccio di un leggìo, nelle mensole delle librerie, dove i tomi cedono il passo all’eloquenza di un nettare cardinalizio. Tele di grande, medio e, in particolar modo, piccolo formato, talvolta incorniciate, altre chiuse a mo’ di scrigno, inquadrano la serie di “Gatta ci cova” e delle “caprette”, tema iconografico particolarmente caro all’artista.
A un tratto fanno capolino le “piccole-grandi rabbie” di Moscara, distillati di canzonature e di leggi amari alla morale e alle logiche di maniera: un detonatore pittorico, in cui l’uso della parola inizia a farsi largo sul supporto, quasi a completarne il senso.

“La scelta di questo formato, in realtà, è funzionale al tema”, confessa Moscara. “La velocità della rabbia è simmetrica alla rapidità con cui un artista può dipingere una tavola di piccole dimensioni, essendo estranea all’onda di prosopopea che anima le grandi opere”. Intanto, un dubbio si insinua nella mente e ci si azzarda a chiedere: “Maestro, tolta la panca, alla capra che resta?” per riannodare i fili del discorso; inizia così a delinearsi un’analisi filosofica inattesa e complessa che passa attraverso il pensiero di Sartre, Kandinsky, Picasso, del marchese Palmieri.
“La panca è il sistema entro cui viviamo: la nostra posizione, a seconda se sopra o sotto, è il discrimine dello star bene o male. Le uniche vie di uscita sono la follia o il teppismo”. “E l’arte? Non è forse un modo di evasione dalle sovrastrutture?”. “E già, l’arte…”, sospira il Maestro. “L’arte è la più raffinata forma di delinquenza”. (clicca qui x photogallery)