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Marcello Moscara ironiche illusioni: in una piccola rassegna dal titolo “Retrogusti” si coglie la cifra stilistica dell’autore
Rassegna stampa

La recensione di Marinilde Giannandrea
(Nuovo Quotidiano di Puglia giovedì 21 aprile 2011)

Lungo le scale della Torre di Locargian, lo spazio espositivo di Quoquomuseo del Gusto di San Cesario, le foto di Marcello Moscara tracciano un percorso che attraversa gli ultimi sei anni della sua produzione. Una piccola rassegna dal titolo “Retrogusti” con la quale si coglie la cifra stilistica dell’autore, libero in questo caso dai vincoli delle campagne fotografiche per l’editoria, la pubblicità e la comunicazione d’impresa.


Un autore che spiazza lo spettatore attraverso un sottile gioco tra realtà e finzione, in cui il processo di manipolazione non riguarda tanto la fotografia ma proprio il dato referenziale. Ci si chiede di che natura siano i volatili appollaiati sui rami de “L’albero degli uccelli” (2010) o quale forza tenga sospese le figure umane nel vuoto. In tutti i casi Marcello Moscara sembra volersi interrogare con ironia sulla duplice natura delle cose e innesta sul cammino della percezione piccoli meccanismi di depistaggio, come a voler mettere in guardia lo spettatore per avvertirlo che in fondo la realtà è tutta un’illusione. È il caso della serie dei “Fiori di campo” fotografati dal vero ma impaginati come un antico erbario medievale, dettagliati nella loro asettica e straordinaria realtà.

A volte il gioco si fa volutamente straniante, soprattutto quando la dimensione spaziale si interconnette con quella linguistica e corporea e racconta di momentanei stati di felicità, in cui si assapora il “retrogusto” della vita. Azioni e figure sospese, che diventano frame componibili di giocolieri, oppure lineari figure maschili, disposte spesso in orizzontale e illuminate con un nitore che ne esalta la dimensione atemporale. Elementi a volte frammentati come quelli di un “mondo fatto a pezzi”, che evoca Alighiero Boetti e che ancora una volta diventa un gioco tra vero e falso, nel quale la fotografia di un affresco, stampata su mattonelle di legno verniciato, sembra guadagnare una consistenza fisica molto lontana dalla sua reale natura.

La densità dello spazio espositivo è quella costruita dalla famiglia Moscara ed è centrata sul principio delle contaminazioni dei sensi e dei linguaggi. Può accadere perciò che tra gli scaffali pieni di pasta o di olio affiorino i libri Ququo dedicati alla cucina e ai paesaggi salentini o, cosa ancora più sorprendente, le piccole “delizie” pittoriche di Giancarlo Moscara, una cura e un' attenzione alla dimensione qualitativa della vita che solo il “retrogusto” può tentare di cogliere a pieno. La mostra è visitabile fino al 30 maggio.