I servizi del museo

Il blog di Quoquo

Sapiens dictus a sapore (Isidoro di Siviglia) // perché "il sapere non è altro che il dolce assaggio del sapore" (R:Barthes) //
Giugno 2014. Così ci raccontano sull’ANSA e su La Stampa
Rassegna stampa

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Quando abbiamo ideato e progettato il QuoquoMuseo del Gusto avevamo già in mente un grande progetto di marketing culturale del territorio. Dopo 4 anni di ‘lavoro’ così se ne parla in un interessante articolo sull'ANSA (canale tematico Terra&Gusto) dedicato ai nostri percorsi  esperienziali: "In cucina al museo, inno alla cultura salentina". Notizia ripresa anche da La Stampa.

 

"LECCE - Il gusto come esperienza multipla, non più solo delizia delle papille ma vista, udito, tatto. C'è un luogo nel Salento dove il gusto è protagonista assoluto, dove si custodisce e si pratica un'idea diversa di sapore: è il Museo del Gusto, nato a San Cesario di Lecce, a 5 km dalla città del Barocco, per iniziativa di Titti Pece, ex storica dell'arte e oggi fiera e colta promotrice dell'enogastronomia salentina. E' lei a spiegare che la gola è "un luogo attraversato da tutti i circuiti delle emozioni, delle percezioni e della conoscenza".


Quoquo è il folletto simbolo del museo: "A chi mi chiede dove l'ho scovato, racconto di averlo evocato dal medievale 'coquina'; ma anche di averlo rubato al latino quoquo (in qualsiasi luogo): in qualsiasi luogo c'è il sapore qui io mi fermo, dunque!".

QuoquoMuseo del Gusto, primo museo vivente nel Salento dedito alla conservazione e al restauro dei beni culturali enogastronomici, era una manifattura dei tabacchi, un tempo fiorente attività salentina. Ristrutturato e riportato all'antico splendore il vecchio edificio, il museo è stato costituito a partire dalle collezioni e dal fondo archivi e ricerche della casa editrice Moscara Associati. Nella bella struttura in pietra leccese è custodita la "galleria dei beni culturali enogastronomici", dei vini e degli oli extravergine e i percorsi di degustazione. Qui si scatena la fantasia di Titti Pece, che è capace di organizzare un'intera serata, ad esempio, intorno alla 'frisa' salentina, dalle origini greche fino alle versioni moderne, passando per la frisella napoletana: mentre l'ospite guarda le diapositive e ascolta la storia, un sommelier serve il tipico vino rosato salentino, profumato e ben freddo. Poi tutti insieme nella bella cucina del 'museo' a preparare le ricette, anche quelle antiche, e poi a degustarle, sempre innaffiate dal buon vino pugliese. E mentre si sta tutti attorno al tavolo a mangiare, bere e chiacchierare, una cantante lirica delizia anche le orecchie con alcune arie celebri.

Ma a Quoquo c'è anche altro: libri, fotografie, quadri, oggetti della cultura e del'artigianato locale, oltre a prodotti di aziende dell'agroalimentare e dell'enogastronomia, che attraverso una filiera rintracciabile, si riconoscono come produttori di eccellenza nel rispetto dell'ambiente, della tipicità e delle tradizioni."

Leggi l'articolo su Ansa Terra&Gusto

Leggi l'articolo su La Stampa.